Anche quest'anno l'attività del Laboratorio
Etnoantropologico si conclude nei giorni 20 e 21 settembre con l'XIII
edizione del Convegno Internazionale che ha come tema Teatro
medievale e drammaturgie moderne.
L'interesse in merito a tale argomento è
largamente motivato dal crescente favore che attualmente godono
particolari forme di espressività teatrale, quale il teatro
di narrazione (o di parola), gli spettatori che prevedono la circolazione
degli spettatori fra le diverse mansioni in cui si articola la messa
in scena. la teatralità diffusa, o di piazza, che comprende
tanto le attività di cantastorie e burattinai, quanto l'azione
di giocolieri, prestigiatori e musici. Tali modelli drammaturgici
e performativi affondano tutti le loro radici nel teatro medioevale,
sviluppatosi in maniera del tutto autonoma rispetto ai prestigiosi
canoni del teatro classico, gradualmente caduto in declino con la
caduta dell'Impero: venuta meno l'organizzazione centralizzata,
decaduti gli edifici adibiti alle rappresentazioni pubbliche, intervenuto
l'ostracismo della Chiesa nei confronti degli spettacoli, si sperimentano
nuove modalità di messinscena a partire dal dramma sacro
e dagli spettacoli paraliturgici fino ad arrivare alle professionalità
di menestrelli e giullari esercitate lungo le vie dei pellegrinaggi,
alle grandi fiere annuali, sui sagrati delle chiese, nelle piazze,
nelle corti dei castelli.
Un ulteriore motivazione che suggerisce la messa a confronto fra
i criteri drammaturgici medioevali e quelli contemporanei è
fornita dalla continuità rispetto alle attività culturali
di Rocca Grimalda (che da due anni organizza un festival di teatro
epico e spesso ha ospitato cantastorie, menestrelli e giocolieri
nell'ambito delle proprie manifestazione) oltreché dalla
complementarietà con il tema della maschera calendariale,
ora investigata anche nella sua applicabilità scenica.