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Arte

Parrocchiale

Secondo quanto riportato nel manoscritto ottocentesco di Giovanni Carrara - conservato presso l'archivio dell'Accademia Urbense di Ovada - la costruzione della chiesa parrocchiale sarebbe iniziata nel 1265; tuttavia, mancando il manoscritto di riferimenti archivistici, la prima attestazione della chiesa è documentata nella visita pastorale del 1577 compiuta da mons. Ragazzoni vescovo di Bergamo. In questa relazione pastorale, come nelle seguenti del 1588 e del 1647, si ordina alla comunità di far riparare il pavimento e il tetto dell'edificio affinché vi si possano regolarmente celebrare le funzioni. A partire dalla visita del 1647 la chiesa cambia dedicazione assumendo quella di San Giacomo - in alcuni documenti successivi ricompare la dedicazione a San Giovanni Battista, la quale è definitivamente abbandonata nella seconda metà del secolo XVIII.
Le prime indicazioni inerenti alla struttura dell'edificio sono contenute in due relazioni parrocchiali del 1728 e del 1756, da cui risulta che la chiesa era a tre navate tutte in volta e con abside rivolta a oriente. Dal momento che attualmente l'abside è voltata a sud possiamo escludere che l'edificio descritto in queste due relazioni corrisponda a quello tuttora esistente. I primi lavori di rifacimento, che hanno condotto all'edificazione della chiesa attuale, sono collocabili entro il 1786; infatti nella relazione parrocchiale sopradetta l'orientamento dell'edificio appare variato corrispondendo a quello odierno.

Nel secolo successivo sono realizzati altri interventi tra cui il prolungamento dell'edificio e la costruzione di un'abside semicircolare al posto di quella precedente che, come vedremo, era in origine rettilinea.
L'antica parrocchiale di San Giovanni Battista si presenta oggi inglobata in una rettoria della seconda metà del secolo XVIII. Della primitiva costruzione che era orientata (cioè rivolta a est come era consuetudine nelle chiese medievali) restano la facciata, inserita nel muro laterale ovest dell'edificio attuale, e una parte dell'abside, inclusa nel lato est.
L'antico prospetto, che si affaccia sulla stretta Via della Canonica, è diviso in tre parti da due lesene rettangolari ed è delimitato ai lati da due paraste. Il portale presenta una lunetta ad arco a tutto sesto formato da tre blocchi di arenaria con architrave costituito da due lastre lapidee sovrapposte. Il livello del terreno circostante la chiesa è stato notevolmente abbassato cosicché la base del portale romanico si trova oggi rialzata a circa un metro e mezzo dal piano di calpestio.
La muratura è costituita da grandi conci di arenaria levigati e perfettamente squadrati legati da letti di malta molto sottili. Dalle estremità superiori delle paraste si dipartono due serie di tre archetti disposti in diagonale verso le lesene. Gli archetti sono a tutto sesto, monolitici, poggianti su mensoline sagomate di pietra. È probabile che la facciata, che appare oggi mutilata della parte superiore, fosse conclusa da un altro fregio a denti di sega posto subito al disotto degli spioventi del tetto.

Dell'abside, a terminazione rettilinea, rimane il lato orientale chiuso in tre campiture da due lesene rettangolari e delimitato ai lati da due contrafforti. Lo scomparto nord è danneggiato dall'addossamento di una costruzione rettangolare in mattoni e, a differenza delle altre due campiture, non conserva la monofora. Sotto lo spiovente nord sono sistemati quattro archetti a tutto sesto monolitici uguali a quelli della facciata, tranne che per la presenza, in quello inferiore di peducci in cotto.
Nel locale posto alla base del campanile, nella parete superiore, si conservano alcune tracce di affreschi - ascrivibili al secolo XV - lacunosi e frammentari: a destra una Santa monaca e, separata da un fregio, si scorge una probabile Madonna con Bambino.

L'interno della chiesa, a tre navate, è decorato in quella centrale - voltata a botte - da un ciclo di affreschi realizzati nella seconda metà del secolo XIX; le navate laterali, più basse, sono scandite da quattro volte a crocera. Nella controfacciata è sistemato l'organo realizzato nel 1845 da G. B. Lingiardi e dai figli Giacomo e Luigi.

La chiesa conserva alcune tele, ascrivibili ai secoli XVII e XVIII di notevole interesse storico artistico nel presbiterio, affiancato da due cappelle laterali, si possono ammirare - oltre al pregevole altare maggiore in marmo databile al secolo XVIII - due dipinti su tela ascrivibili alla seconda metà del secolo XVII, inscritti in cornici di stucco, raffiguranti Tobiolo che rende la vista al padre Tobia e Erodiade con la testa del Battista. Le tele necessitano di urgenti interventi di restauro.

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Oratori

L'oratorio di San Giovanni Battista sorge nel centro storico del borgo di Rocca Grimalda. L'edificio dal semplice prospetto, secondo una tipologia dell'architettura delle congregazioni laicali già ampiamente studiata in ambito ligure, è caratterizzato da una navata maggiore, con volta affrescata nel secolo XIX, e da una navata minore sul lato destro. Dalla documentazione segnalata dalle fonti edite, sappiamo che la confraternita era attiva nella prima metà del secolo XVII - per quanto concerne lo studio delle fonti archivistiche queste saranno oggetto di un lavoro di ricerca, attualmente in corso d'opera, dedicato al patrimonio artistico di Rocca Grimalda. Da segnalare, all'interno dell'oratorio, la presenza di un interessante cassa processionale in legno policromo raffigurante il Battesimo di Cristo e ascrivibile al secolo XVIII.

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A poca distanza dall'oratorio di San Giovanni Battista sorge quello di Santa Maria delle Grazie, il cui attuale aspetto risale al secolo XVIII. L'oratorio conserva, oltre al pregevole portale settecentesco, la pregevole cassa processionale della Madonna delle Grazie ascrivibile alla seconda metà del secolo XVIII.

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Santa Limbania

La chiesa di Santa Limbania sorge nell'area di Castelvero, all'estremità sud-orientale del paese, su un imponente sperone roccioso che domina il corso del fiume Orba. L'attuale facies architettonica, la cui origine come rivelato da scavi archeologici potrebbe risalire a età medievale, è ascrivibile fra i secoli XVI-XVII.

La dedicazione alla monaca cipriota, oggetto di venerazione a Genova dal XIV secolo, si deve probabilmente alla famiglia Grimaldi feudatari di Rocca; inoltre, Santa Limbania era la patrona dei mulattieri "i quali facevano la spola tra Rocca Grimalda e Genova partendo dall'omonima chiesetta di Voltri".

La chiesa si presenta ad aula unica conclusa da un'abside semicircolare e affiancata da due cappelle laterali. La struttura esterna è caratterizzata da un alto prospetto, concluso da un tetto a due salienti, scandito in due ordini definiti da lesene lievemente aggettanti; la muratura del secondo ordine è bucata da tre finestre rettangolari.

L'interno della chiesa, a navata unica voltata a botte, è di notevole interesse storico artistico; oltre al pregiato altar maggiore e ai due altari delle cappelle laterali - databili alla fine del secolo XVII - l'abside è affrescata da un interessante ciclo raffigurante l'Assunzione della Vergine con al centro in alto il Padre Eterno, sotto la Madonna in mandorla attorniata da Angeli con trombe, ai lati in basso due gruppi di Apostoli con Cristo e sullo sfondo paesaggio collinare con castelli, alberi e laghi. Nel settore centrale inferiore c'è il sacello su cui compare la seguente iscrizione: Assunpcio . Marie . Virgini . 1526 . Ultimo septebris . Luchin . Ferari . De . Castelago Faciebat.

A Luchino Ferari sembrano appartenere, come scrive Gianfranco Cuttica di Revigliasco, anche "gli affreschi che decorano l'absidiola al fondo della parete destra e che rappresentano al centro la Madonna in trono con Bambino tra i Santi Sebastiano e Rocco, sul lato sinistro altri due Santi (ma ridipinti) e sul lato destro San Paolo e Santo non bene identificabile, molto rovinati".

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Chiesa di San Giacomo

La Chiesa è situata nella frazione omonima ed è legata al culto di San Giacomo Apostolo che si sviluppo a partire dal IX secolo, quando iniziò a svilupparsi il fenomeno dei pellegrinaggi, tra le mete predilette Compostella in Spagna, luogo di ritrovamento delle spoglie di San Giacomo.

Tutta l'Italia nord-occidentale si trovava in posizione di transito obbligato per i pellegrini diretti in Spagna e si moltiplicano i rami laterali del "Cammino di Santiago". La Chiesa sorge lungo una antica strada che collegava due vie di origine romana: da Libarna sulla Postumia risaliva a Gavi, San Cristoforo, Capriata, toccava San Giacomo, e portava ad Acqui sulla via Emilia: era un percorso frequentato dai pellegrini che hanno lasciato tracce del culto iacopeo in tutte le località che incontravano.

La Chiesa di San Giacomo è citata per la prima volta in una carta conservata presso l'Archivio di Stato di Torino del 1347 in cui sono segnate le vie di comunicazioni dell'epoca.
L'edificio era poco più di una semplice cappella, con altare, nei secoli successivi vennero eseguiti degli ampliamenti, alla fine dell'800 venne edificata la canonica, nel 1921 divenne parrocchia sotto il titolo di "San Giovanni Maggiore e della BMV del Carmelo". La chiesa è stata completata e completamente restrutturata nel 1996.

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Castello

Il castello è formato da varie ali e costruzioni che si sovrapposero e fusero col passare del tempo, per via delle diverse funzioni che l'edificio svolse nei secoli e del gusto delle diverse nobili famiglie che lo abitarono.

Il primo nucleo fortificato in questo sito nasce sul finire del secolo XIII, variando la precedente ubicazione della struttura difensiva, situata in località Castelvero (dove oggi sorge la chiesa di santa Limbania). Non si conosce l'esatta data di costruzione: secondo alcune fonti, infatti, essa risalirebbe al 1293 e secondo altre al 1310.

La parte più antica risulta essere la bella torre circolare in laterizio, dotata di scala in mattoni ricavata nello spessore della muratura, coronata da una triplice serie di archetti pensili che ne ingentiliscono la mole severa.
Essa è costituita da cinque ambienti sovrapposti il cui uso originario non è sempre facilmente comprensibile, come ad esempio per la camera tradizionalmente detta 'stanza del trabocchetto', in cui non vi era un accesso diretto, ma solo da un vuoto nel soffitto.

Attorno alla torre si affastellarono nei secoli altre costruzioni di servizio che, nel tempo, vennero via via fuse e rimodellate conferendo sempre più al castello l'aspetto di dimora signorile, a scapito del suo carattere di fortificazione militare.

Nel secolo XV il castello diviene proprietà della nobile famiglia Trotti, primi artefici di un maggiore ingentilimento della massiccia struttura.

Per avere, però, più incisivi cambiamenti architettonici bisogna attendere l'arrivo di una nuova famiglia nobiliare, i Grimaldi, che al paese daranno anche il nome: Rocca Grimalda (1570).
È a loro che si deve l'aspetto settecentesco del castello: nel 1774, infatti, Giovanni Battista Grimaldi fa costruire una nuova ala dell'edificio, con un'imponente facciata sormontata da un fastigio decorato a denti di sega; essa è caratterizzata, al pian terreno, da finestre ovoidali e dall'ingresso alla cappella, delicatamente decorata da stucchi e affreschi.
In questo modo si giunge all'aspetto attuale del Castello, che nel complesso presenta la forma di un quadrilatero irregolare, sviluppato attorno a un cortile centrale quadrato e completato verso valle da un rigoglioso giardino e da un suggestivo belvedere.

Il castello, di proprietà privata, si affaccia su un giardino all’italiana recentemente restaurato.

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