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Storia

Rocca Grimalda

L'abitato, di caratteristico impianto medioevale, sorge sulla sommità di uno sperone roccioso che domina la riva sinistra dell'Orba ed è raggiungibile grazie ad una strada che percorre un esiguo crinale.
Dalla sommità del paese si domina ogni via di comunicazione, oggi come nel passato, fra l'Oltregiogo ovadese e la pianura alessandrina, mentre lo sguardo spazia dalle ultime propaggini appenniniche alle colline monferrine. Inevitabile che il paese sia stato oggetto per secoli di contese militari ed economiche e abbia ricoperto funzioni difensive e di controllo.
Le origini sono incerte e si perdono nella leggenda: sporadici ritrovamenti archeologici, riferimenti cartografici e il tracciato di una antica via farebbero risalire i primi insediamenti alla presenza di popolazioni liguri in epoca pre-romana. I reperti più antichi furono ritrovati attorna agli anni '30 e '40 nella piana lungo l'Orba, tra le località San Carlo e Schierano. Si trattava di mattoni, tegole, vasi, databili tra il terzo e il primo secolo avanti Cristo, oltre ai resti di sepolture, oggi in gran parte dispersi, databili all'epoca preistorica.

I primi riferimenti scritti risalgono all'alto Medioevo: nel 963 Rocca Grimalda rientrò fra i territori concessi dall' imperatore Ottone ai marchesi aleramici del Monferrato. Recenti studi archeologici hanno dimostrato l'esistenza di un antico insediamento fortificato nella località detta Trionzo, verso Carpeneto. Si tratterebbe di ruderi di un castello alto-medioevale parzialmente scavato nella roccia tufacea: il sito rivestiva nell'antichità notevole importanza.

Nel 1164 Rocca Grimalda fu concessa in feudo a Guglielmo del Monferrato dall'imperatore Federico I detto il Barbarossa. Durante il XIII secolo, per esigenze economiche, fu data in pegno con la relativa investitura feudale ai marchesi di Gavi e, dopo alterne vicende e contese tra il Monferrato e Alessandria, passò ai genovesi. Questi ne investirono i Malaspina, sotto il cui dominio Rocca Grimalda attraversò un periodo particolarmente cupo e travagliato. Per un breve periodo fu un libero comune e stabilì un'alleanza con Alessandria, dividendone le vicende storiche.
Nel 1355, detta Rocca Val d'Orba, fu nuovamente concessa ai marchesi del Monferrato e, in seguito all'occupazione dei milanesi, fu assegnata nel 1440 da Filippo Maria Visconti a Galeazzo Trotti.
I Trotti, famiglia di capitani di ventura, dopo alterne vicende che li videro spodestati e reinvestiti del feudo, lo vendettero definitivamente ai Grimaldi, patrizi genovesi, che dominarono il paese fino ai primi del XIX secolo.
Anche sotto i nuovi feudatari il paese non fu indenne da lotte e occupazioni militari: particolarmente dura fu l'occupazione francese del 1650 che comportò la distruzione di gran parte della cinta muraria difensiva.
Ancora durante la guerra di successione austriaca del XVIII secolo, truppe austriache, spagnole e francesi si dettero battaglia per il possesso della rocca.
Dal 1736 Rocca Grimalda entrò nell'orbita del Regno di Sardegna e divise da allora le sorti del Piemonte sotto il dominio dei Savoia.
Il passato così burrascoso e ricco di avvenimenti sociali, ha temprato e modellato l'animo dei rocchesi e si riflette in quella che è la tradizione più antica e significativa del paese: la Lachera, danza popolare tramandata di generazione in generazione dal XIII secolo e che ancora oggi viene ballata in occasione del carnevale.


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San Giacomo

La parte nord del territorio rocchese forma la frazione San Giacomo, una volta detta dei Boschi per la presenza di grandi distese silvestri appartenenti ai conti di Rocca, nel corso dei secoli sostituite da coltivazioni, in particolare vigneti. La località è composta, oltre che da un piccolo nucleo abitato nelle vicinanze della chiesa, da case sparse nella campagna circostante.

Le prime notizie su San Giacomo risalgono al XIV secolo: nella zona erano presenti le cascine Schierano e Zerba, che ancora oggi conservano la struttura raccolta dell'impianto originario e, secondo alcune fonti, la Savoia Vecchia, stazione di cambio dei cavalli e locanda situata lungo un ramo della strada franca del Rio Secco, antica via di comunicazione per il Monferrato e la Francia.
Il tracciato di questa strada partiva da Libarna, sulla via Postumia, toccava Gavi, scendeva a Capriata, risaliva il Rio Secco nei pressi di San Giacomo e proseguiva quindi attraverso la Corte di Carpeneto per Acqui. Esistono antichi documenti, carte topografiche e atti che trattano di questa via di comunicazione di notevole importanza.
Il culto di San Giacomo sorse nella zona probabilmente a opera di pellegrini( non a caso anche a Gavi esiste la stessa devozione) in viaggio verso Santiago de Compostela, in Spagna, dove ancora oggi si venerano le reliquie dell'apostolo. La devozione a San Giacomo era così sentita che i rocchesi la sostituirono al culto di San Giovanni Battista, titolare originario della parrocchia di Rocca Grimalda.


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